DICIOTTO


12 agosto 1994    e poi   12 agosto 2000

 

 

 

Prima in comune, senza troppi ragionamenti e con in braccio il pargoletto di 5 mesi.

Poi nel duemila, stessa data, in chiesa, perchè sentivo la necessità di benedire questo matrimonio e i nostri 4 figli. La quarta stava crescendo dentro di me, gli altri tre invece hanno partecipato alla ceriminia e alla festa come coprotagonisti.

L’anno successivo la prima crisi, la sua intendo. recuperata in poco tempo e mi son detta ” superata questa , siamo invincibili”

Poi qualche anno dopo, un’altra sua crisi, legata più che altro ai suoi problemi sul lavoro, ma che si è rivolta verso di me in particolare e la famiglia in generale, che lo soffocava.

Superata anche questa. Ma con una grande cicatrice, che spesso è la base del mio meraviglioso giardino, che talvolta a causa di qualche bufera viene scoperta e fa male ancora.

Di lui ho capito, ma non ho ancora imparato ad accettare, che quando si trova sotto pressione chi ne paga le conseguenze è la coppia, ovvero la moglie.

In parte colpa mia: mi arrangio per ovvi motivi a fare il 98% delle cose. Per ovvi motivi, dicevo: su di lui ho imparato che “non c’è” – ” sta lavorando” – ” non ha tempo” e via dicendo.

Quindi la quotidianità me la sono costruita aspettando e arrangiandomi sulle questioni più urgenti e di immediata e necessaria soluzione. Fin qui tutto ok.

Non va bene quando anche io sono sotto pressione, stanca e con un estremo bisogno di rassicurazione e tranquillità, come accade in questo periodo. La mia debolezza viene avvertita come pericolo da parte sua. E quindi la sua reazione ( conscia o meno che sia) è di allontanarsi e scappare. Normalmente in questi momenti c’è sempre qualche persona che in qualche modo prende il posto nel vuoto che questo suo scappare crea.

Lui si alleggerisce l’anima, frequentando amici e conoscenti di passaggio che lo rassicurano, facendo cose diverse dal solito, sottolineando e ricordandogli quanto sia “bravo, buono, bello” quello che dice, fa  e pensa. Come ad esempio pochi giorni fa: ci troviamo da mia cognata- sua sorella- che dice che la sua lavatrice non funziona bene. Lui pronto si presta a un controllo e dice che deve pulire il filtro. In quattro e quattro, otto  pulisce il filtro, e il tubo di scarico della lavatrice della cognatina. Lei , ammirata dal lavoro possente del fratello maggiore, si rivolge a me dicendo ” che bravo! lo vorrei io un uomo così ,che si adopera e sistema le cose così velocemente”.

Già, bello bravo buono! Peccato che : io il filtro della mia lavatrice lo pulisco sempre e da sola. Peccato che se si tratta di qualcosa di diverso dal filtro, a me tocca chiamare il tecnico della lavatrice, perchè lui è sempre e perennemente nella fase del “non c’è” – ” sta lavorando” – ” non ha tempo” e via dicendo.

Lo so, direte tutti che sono cose normali, succedono nella gran parte delle famiglie.

Si può analizzare la cosa dicendo che lui necessita di leggerezza, per affrontare i periodi difficili e io invece ho bisogno di basi solide per continuare a credere che la strada sia quella giusta. Leggerezza e solidità. Due cose diverse, due pianeti diversi.

A me non resta che nuotare nel mio brodo dolorante e lamentosa.

Bel quadretto, vero?

Intanto sono diciotto anni di matrimonio, quasi venti di convivenza, durante i quali sono nati quattro figli. Venti anni , nei quali ho investito tutto quelli in cui credevo e credo tutt’ora, cercando di trarre il meglio dai bei momenti, seminando per raccogliere più in là.

Ora, il mio periodo negativo è in pieno, e se c’è una cosa che venti anni di convivenza danno è un minimo di conoscenza dell’altro.

Si sa che le donne per genetica sono portate all’empatia, soprattutto dopo che diventano madri. Mi chiedo cosa serva al maschio per capire quando c’è bisogno di una pacca sulla spalla ( e non solo al proprio compagno di sport) o di una parola di conforto, o una lunga passeggiata insieme.

Ah già!!!! che stupida che sono, l’ho scritto sopra: lui ( il mio maschio) è uno che fugge quando il gioco si fa duro…già… che stupida che sono,! Perchè non ci ho pensato subito?

Oggi è il nostro anniversario. Cade di domenica.

Speravo in qualcosa di diverso da parte sua. Ma già da lunedì sera mi ha anticipato che sarebbe andato via con gli amici, dopo avere omesso che aveva smesso di lavorare presto, per recarsi di corsa al richiamo di un suo amico che gli ha portato una vagonata di cose ottime dalla Puglia, mentre io che lo cercavo al lavoro – me lo ha detto lui che era lì- e al cellulare per quasi un’ora. ( il cellulare, guarda caso l’ha lasciato in macchina…chissà se l’amico era poi un’amica mi è stato suggerito…mah). Io gli ho fatto notare che la cosa mi infastidiva al quanto, sia dell’omissione sia per il fatto che proprio questo week end lui progettava di andare via, dando per scontato che io restavo a casa (la mia prigione, anche ora sono chiusa in camera, con il letto sfatto e in pigiama…)

Venerdì sera, per un rigurgito di coscienza, mi dice ” che ne dici di venire insieme a me”.

In verità non gli ho risposto per il semplice motivo che io non voglio essere semplicemente un peso(l’uscita era di soli uomini), e poi avremmo lasciato i figli senza adulti intorno e la più giovane ha solo 11 anni, e non mi pare il caso. Ma prevale, ve lo garantisco, il primo motivo: io voglio essere rispettata, amata, considerata, e non una tappabuchi, da usare per il proprio piacere e solo quando la luna gira dritta.

So per certo che il rigurgito di coscienza è diventato un grosso macigno, dato è rimasto a casa, ma il mio umore è di un nero che non se ne può più. Ho la certezza che stasera ci sarà una specie di sorpresa che io non saprò apprezzare, anche se ci proverò.

In questi mesi di convivenza con la suocera ( donna santissima, ve lo garantisco) c’è stata pochissima intimità.

Pochi momenti in cui confrontarsi per la casa, per i figli, per il lavoro. Dice che ha lavorato tantissimo. Mentre io rincorrevo ogni cosa, per sollevarlo ( questo negli ultimi 15 anni) dai problemi della famiglia, dai conti e delle cose pratiche legate ad essa,  dimenticandomi delle mia esigenze, dei miei desideri, della mia salute, del mio benessere.

Sono certa che troveremo un nuovo equilibrio, ma mi chiedo se non è possibile dopo diciotto anni di matrimonio, quasi venti di convivenza, arrivare  capire quando la moglie-rompicoglioni- non ne può più , e fermarsi un attimo e dirle fino a quando lei stessa ricomincerà a crederci che le cose vanno bene, la strada che stiamo percorrendo è quella giusta e che porterà alla  meta comune che abbiamo scelto, invece che correre avanti e lasciarla nello sconforto e nella paura della solitudine.

Questo è lo stramaledetto animo con il quale affronterò il nostro diciottesimo anniversario di matrimonio.

Questo è il risultato con il quale devo confrontarmi per le mie stupide scelte.

Vorrei avere detto più NO.

Vorrei essere più obiettiva.

Vorrei non farmi prendere da crisi di ansia e panico…

dio che lagna che sono….

è l’anniversario del mio matrimonio e non me lo sto godendo affatto

 

 

 

 

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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