28.09.1992


Era un lunedì, era il mio primo giorno di lavoro del primo giorno della mia nuova vita.
Partii da casa alle 06.30 con la 126 rossa di mia mamma, per essere certa di arrivare alle 08.00 puntuale a Bolzano. Ero al settimo cielo. Avevo passato un’estate strepitosa, con un sacco di cose nuove. Avevo persino tradito il ragazzo che stava con me da più di 5 anni. Mi ero messa sul mercato, inconsapevolmente, lavorativamente e emotivamente. Il 4 settembre, un venerdì ( ho un’ottima memoria per quanto riguarda le date: il mio professore di storia dell’arte mi diede dei voti altissimi proprio per questa dote in quinta superiore), feci un colloquio di lavoro a cui ero invitata da un collega. Il lavoro era a Bolzano. Io ci andai, ma senza pensare troppo. La prima persona che vidi fu un ragazzo di 25 anni dai capelli scuri, gli occhi verde sottobosco, che parlava con un leggerissimo accento tedesco e balbettava un pò. Mi si presentò mentre aspettavo di fare il colloquio, parlammo del più e del meno per parecchi minuti. Scoprii dopo il colloquio che era il socio della ditta che mi offrì un contratto eccellente. Tornai a casa con un contratto firmato, un’ottima paga con rimborso spese per il viaggio e per l’eventuale affitto di un’appartamento in zona Bolzano. Il lunedì consegnai a mano la lettera di licenziamento. Feci gli ultimi giorni di lavoro con molta leggerezza e continuai a ripetere a chiunque che avevo detto di si solo e solamente per gli scanneristi di Bolzano. Pensavo di scherzare nell’affermare quella cosa: avevo un ragazzo, la nostra storia si tirava avanti con la noia di intenti diversi e la mia voglia inconscia di riconoscere i miei talenti. Ma non sapevo ancora quanto mi sbagliavo. Passarono i quindici giorni di preavviso, e la domenica sera, quella prima del primo giorno di lavoro, mi venne naturale parlare chiaro con il mio ragazzo e dirgli che era tutta l’estate che ci facevamo un pò ognuno la propria vita e che ora io sarei andata e tornata ogni giorno da Bolzano. Volevo un pò di tempo per vedere cosa poteva succedere. A dire il vero durante la primavera successe una cosa che ci fece discutere in maniera forte, spropositata, ma che sancì il mio allontanamento. Una ragazza si fece male atterrando malamente con il parapendio. La sera, dopo averla vista immobilizzata a letto per tutta l’estate, tornando a casa scoppiò la discussione che andò subito sugli intenti che avevamo per il futuro. Lui voleva volare, arrampicare, viaggiare. Io volevo cominciare a pensare a qualcosa di più maturo, una casa, matrimonio, figli. Solo cominciare a pensare, ma lui negava persino di parlare di cominciare a pensare. Ma lui scattò in una scenata pazzesca. L’auto era la mia ( o meglio di mia madre, la 126 rossa) e mi fermai immediatamente urlandogli di scendere. Lui scese, io piansi. Ma tornai a casa. Pensai che non si facesse più vedere. Il giorno dopo tornò a bussare alla mia porta. Ma in me si era rotto qualcosa. Da quel momento cominciammo a frequentare compagnie diverse, e mi piacque molto essere cercata perchè ero IO, ERIKA, e non la ragazza di… Lui andava in montagna , io al lago con voletto serale in parapendio.Lui andava ad arrampicare, e io andavo a fare una camminata in montagna con gli amici. Lui andava a volare, mentre io ero di nuovo al lago con grigliata serale insieme a tutti gli amici. L’estate volò. Mi proposero tante cose e infine un lavoro che mi piaceva, pagato benissimo, e come capo c’era quel ragazzo bello e molto impegnato, dato che sulla carta d’identità c’era indicato “imprenditore” alla voce professione. Non sapevo ancora che questi pensieri avrebbero portato un cambiamento veramente sostanziale nella mia vita.
Il 28 settembre alle 7.50 entrai in ufficio. Salutai i presenti e il socio “anziano” ( aveva circa 16-17 anni in più del giovane), mi diressi verso la mia postazione. Entrai con passo sicuro e una voce mi chiese:” e il ragazzo cosa dice di questo nuovo lavoro?” . Mi girai verso la voce. Il ragazzo era seminascosto dal macchinario ( uno scanner a tamburo di notevoli dimensioni) e la luce della finestra dietro di lui mi rendeva difficile vedere il suo viso. Senza pensare risposi:”L’ho lasciato ieri sera…”. Da quel momento gli bastò poco per farmi innamorare definitivamente e inesorabilmente. Mi diede un bacio a tradimento, il suo bacio morbido che annullò ogni tipo di dubbio, dopo una settimana. Uscimmo insieme il 9 ottobre. Iniziammo a convivere senza troppa ufficialità il 10 novembre, nel MIO appartamento. Da quel momento non ci lasciammo più. Ammetto che ci abbiamo provato, per naturali crisi della coppia, ma io sentivo che “LUI è quello PER SEMPRE”. E dopo le dovute elaborazioni e trovando mille nuovi equilibri, sono passati 20 anni da quel 28 settembre 1992.
Oggi ho pensato che forse vorrei aver fatto scelte diverse in passato. Ma credo che questa sia la scelta migliore che ho fatto. Intendo dire venire a lavorare a Bolzano, naturalmente!

 

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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