bisogno di … ENDURANCE


Ho bisogno di dolcezza, diceva poco fa una mia amica in Facebook, forse.

O forse ho bisogno di una medicina, piuttosto

Come quelle che si prendono quanto hai male da qualche parte, gli antidolorifici o gli antiinfiammatori, quelli che il dolore fisico lo attenuano, lo tolgono, lo guariscono.

Ma è l’altro dolore che non riesco a contenere, accettare, e sopportare…quello che si porta via la speranza che prima  o poi le cose andranno bene. Quello che nasce dalla continua lotta contro le intemperie che colpiscono la nave che stai guidando in cerca di un porto sicuro, mentre le vele si stanno strappando nella forza dei venti e l’albero maestro comincia a scricchiolare. E tu, che sei il capitano, sai che puoi farcela, che puoi portare a casa tutti sani e slavi, con qualche bottarella, ma tutti integri… Solo che la bufera non si placa, pare aumentare a ogni tentativo che metti in atto. Le forze ti abbandonano, ma il capitano sa su quanti talenti e risorse può contare, quindi ci riprova, si rialza ogni volta che il vento lo fa cadere, e tiene dritto il timone, urla all’equipaggio ordini per poter riuscire a portare la nave in acque chete. Ci sono momenti in cui pare che il cielo si stia rischiarando, che il vento stia placando i suoi ululati, che la pioggia e la grandine si trasformano in pioggerellina. Tiri il fiato, il capitano non si distrae, ha i sensi al massimo, ma intanto tira il fiato un attimo. E speri, il capitano si attacca alla speranza , tutta umana, di poter riuscire a farcela, quei pochi attimi servono come un carica batterie per il cellulare, per poter aver la certezza di fare o ricevere quella chiamata urgente, che darebbe un’altra aria alla giornata.

 

Ma ecco che di nuovo il maestrale alza le onde, ululando imbufalito e strappa le vele, sommerge il ponte di mare, la prua è sommersa , la poppa è incontrollabile. Il freddo è micidiale, il mare è di ghiaccio e per quanto il battello sia forte ad un certo punto deve cedere.
Ti ritrovi bloccata nei ghiacci antartici, come la Endurance di Ernest Schackleton. Per mesi lunghissimi, dove il freddo è l’unico compagno certo. Certo la nave protegge l’equipaggio, il capitano, gli animali. La natura aiuta, per un pò. 
La Nave è immobile, scricchiola, ma resiste. E anche io sono rimasta immobile, per un pò troppo tempo. Aspettavo qualcosa che mi destasse da quello stato di indolenza e sonno indotto. Speravo ogni santo giorno che succedesse qualcosa: contavo e ricontavo i soldi in entrata e quelli che uscivano ogni santissimo giorno, facevo programmi, cambiavo idea, facevo ragionamenti che stravolgevo sistematicamente.
Ora il ghiaccio sta rompendo definitivamente la nave, e lei stritolata e ferita, scenderà negli abissi appena il ghiaccio si ammorbidirà. E io ho proprio quella paura: affondare dopo averle tentate tutte. La speranza è l’ultima a morire, e Schackleton ha perso la nave, ma ha riportato TUTTI a casa sani e salvi. E’ un eroe la cui storia è poco conosciuta, ma è un vero eroe.
Io invece, non lo so dove finiremo. So solo che sto perdendo tutto, soprattutto l’amore  che vince su tutto. La speranza , sua sorella, è dichiarata morta da tempo.
Sì…mi serve un pò di Endurance
forse sarebbe la medicina ideale per il mal di cuore che mi porto dentro
Intanto ho imparato una cosa, o meglio sto imparando una cosa: FINGERE! A fingere HO QUASI IMPARATO… quasi… quello che mi frega è che a me stessa non so proprio raccontarle le storielle!
Aspettiamo che il sole sciolga il ghiaccio, faccia emergere le terre e vedremo di che morte moriremo….Non ci resta niente altro. Non MI resta niente altro….

 

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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