Un anno vissuto pericolosamente


Ho appena ricordato la tizia.

Parlavo con la collega, dell’odore cattivo di certe persone e della loro innata presunzione e arroganza. e non ho potuto fare a meno di pensare a lei. Bionda, occhi chiari, piccoli, e quel dente che nonostante tutti i tentativi di raddrizzarlo, rimaneva ostinatamente storto, creando un non so che di sbagliato, anche a prima vista, in quel canonico sorriso di circostanza, che lei evidentemente indossava senza remore. Andava in palestra, nonostante la gravidanza fosse avanzata. Che non sia mai che il suo fisico potesse cedere! Odore stantio, aveva. Non arieggiava casa e probabilmente lavava poco i vestiti, oltre che se stessa. Inoltre usava deodoranti e profumi forti. Insomma un bel connubio. Indimenticabile. Come l’anno in cui l’ho conosciuta e sostituita.

Ero scappata, letteralmente da una situazione lavorativa malsana. E sono caduta dalla padella, nella brace. Ma come dice il proverbio, non tutto il male vien per nuocere.

Se la tirava. Era brava, non lo nego. Come può esserlo chi “inventa” un modo di gestire una cosa. Sapeva tutto. E era talmente arrogante che mi descriveva come un’inetta alla ex-collega, amica di merende, bionda pure lei e gran pettegola. Aveva lasciato un’unica email, con commenti sarcastici e un video esplicito, che era impossibile da equivocare. Certo, non l’avevo inventata io quella cosa, io dovevo sostituire lei, che l’aveva creata, su commissione. Un gestionale che sarebbe stato venduto alle aziende di cui poi si sarebbe gestita al manutenzione. Avevo competenze molto diverse dalle sue. Il colloquio con uno dei tre soci era andato molto bene. Lui era a capo delle “risorse umane”. Ero stata chiarissima con lui: disponibilità infinita, ma i paletti erano precisi. Avevo quattro ragazzini a casa e orari inderogabili a cui far fronte..”e no, il tedesco non lo so, è un peccato mortale, ha ragione, ma è così”, gli avevo detto abbassando lo sguardo. Ma alla fine, me la sono cavata bene. Soprattutto avevo un rapporto umano con ogni collega che volava alto, rispetto al modo di fare che aveva creato la bionda dagli occhi piccoli.

Ci ho messo l’anima, come sempre. in meno di una settimana sono stata buttata nella mischia. Uno dei tre capi, il più strano, il meno umano, quello che aveva la scrivania nell’angolo opposto del grande open space, rispetto a tutti gli altri, anche dagli stessi soci, quello che aveva una diffidenza profonda e malsana verso chiunque, quello che pensava che tutti fossero pronti a rubare e approfittare di lui. Sudavo ogni volta che vedevo sul telefono interno quel numero. Da quando lei era rimasta a casa, lui mi chiamava e mi interrogava, nonostante potesse parlarmi a voce, al telefono sull’ordine di quello o quell’altro cliente. Io, che nel giro di pochi giorni avevo dovuto imparare una professione costruita su un decennio incappando, inoltre, nel mio dolce metà che aveva deciso di sostituirmi con una brutta copia di me stessa, senza riuscirci peraltro. Capirete che ero sotto shock. A dir poco.

A oggi ricordo il numero di centralino che appariva lampeggiando ancor prima del suono del telefono, mi regala un brivido. E la sua voce da ranocchio che mi tempestava di domande, di nomi per lo più sconosciuti, di nozioni impossibili da ricordare in meno di sette giorni e una crisi mostruosa in atto in casa.

Sudavo, e quel 217 che lampeggiava e poi quel trillo, basso, sordo, avverso. Però quel periodo mi è servito.

Sempre la mia collega oggi, me lo ha fatto notare, con un’iniezione di autostima fortissima. Ed è vero, ha ragione lei. Ho vinto io, alla fine. Ho vinto perchè tutti, tranne il 217, mi hanno salutato con affetto, regalandomi un grandissimo Vil il Coyote, che a lungo è stato seduto sul sedile anteriore destro della mia pandagialla. E a oggi, tutti, compresa la bionda con gli occhi piccoli, si chiedono il perchè dell’atteggiamento del 217 nei miei confronti, dicendomi che non sanno come ho resistito. Volontà d’animo, serietà per la parola data, responsabilità nei confronti di tutti i colleghi. Nessuno sarebbe stato in grado di sostituire la bionda dagli occhi piccoli. Dopo quell’anno, il 217 ha capito l’importanza di avere personale preparato e che possa sostituire le persone in qualsiasi momento. Non ha permesso più che un’unica cellula potesse tenere in scacco l’intero organismo. Ho vinto anche in questo. Ho insegnato l’umiltà, ho insegnato il sorriso e a dire buongiorno a tutti, anche i colleghi meno amati. Persone con le quali ho solo colloquiato telefonicamente e per lavoro, si ricordano ancora di me. Sì, ho vinto. 

E ringrazio la mia collega, che me lo ha fatto notare.

Sono passati parecchi anni. La cicatrice che porto nel cuore è un segno che mi contraddistingue, che mi ha dato la lucidità di capire che tutti possono cadere, ma che una seconda possibilità non la si nega a nessuno.

La tipa, brutta copia, scialba, senza carattere, non è durata che un battito di ciglia. Ho ripreso le briglie in mano, e ho guidato la risalita attraverso un intero anno. Una leonessa che difende i suoi cuccioli. Un’orsa che con una zampata ti sistema per le feste.

Certo, non dimentico, e il ricordo punge. Ma ho vinto io.

E vincerò nuovamente.

Perchè la rinascita di una donna, è come la primavera a novembre.

E per tutti c’è una Giustizia.

Notizia di pochi giorni fa: il capo da cui ero scappata e per cui avevo affrontato quell’anno vissuto pericolosamente, è stato denunciato. Una denuncia avvenuta dopo anni di gestione malata della sua azienda, avendo approfittato di chiunque incontrasse. Io ero una di queste persone. Ma ho vinto, alla fine, a distanza di anni, è stato inchiodato alle sue responsabilità. Non so cosa possa capitargli. E in verità poco importa. Ma sapere che non farà altri danni e non farà più soffrire le persone, mi alleggerisce l’anima.

Come Vil Coyote, cado, ma non mollo

 

E vinco io.

 

Ora siamo vicini a altre due rese dei conti. Non so quanto tempo passerà, per ognuna delle cose. Ma so che arriverà il momento in cui potrò girarmi e sorridere, guardando verso il futuro con serenità

 

 

 

VIL COYOTE di EUGENIO FINARDI

C’é chi nasce come Paperino: 
Sfortunato e sempre pieno di guai 
E c’é chi invece é come Topolino: 
Carino, intelligente e simpatico alla gente 
C’é chi é come Paperon de Paperoni 
Pieno di fantastiliardi di milioni 
Ma poi sta sveglio tutte le notti 
Per paura che arrivi la Banda Bassotti 

Ma io mi sento come Vil Coyote 
Che cade ma non molla mai 
Che fa progetti strampalati e troppo complicati 
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai 
Ma siamo tutti come Vil Coyote 
Che ci ficchiamo sempre nei guai 
Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso 
Ma noi non ci arrenderemo mai. 

C’é chi vive come Eta Beta 
Sembra che stia con testa su di un altro pianeta 
E non si alza la pmattina 
Se non si spara un po’ di pnaftalina 
C’é chi é come Pietro Gambadilegno 
Sempre preso in qualche loschissimo disegno 
E c’é chi vorrebbe avere tutte le risposte 
Come nel Manuale delle Giovani Marmotte 

Ma io mi sento come Vil Coyote 
Che cade ma non molla mai 
Che fa progetti strampalati e troppo complicati 
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai 
Ma siete tutti come Vil Coyote 
Che vi ficcate sempre nei guai 
Vi può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso 
Ma voi non vi arrenderete mai

 

 

ringrazio la mia collega, che è una persona speciale, dotata del dono della sorellanza, della correttezza, della serietà. e a lei dedico il mio miglior augurio. Perché se lo merita.

 

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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