Due anni dopo


Sono passati quasi due anni : 30.07.2012

 

L’allegria di quel periodo, dove i progressi si vedevano e si potevano toccare con mano è solo un ricordo.

Il tetto c’è

Ci sono le pareti, le finestre, i mobili essenziali. La casa è vivibile.

Non lo nego, e mi pare di lamentarmi della minestra calda.

Ma tutto il resto è immobile, stantio, bloccato.

Il tempo di questa estate sembra essersi fermato all’autunno. Tutto pare insopportabile, insormontabile, inevitabilmente complicato, deludente. Come il libro che sto leggendo.

Come lo è anche qualche altro settore: la politica per esempio. Il mio entusiasmo è sotto i tacchi, se non fosse per qualche barlume di un gruppo di giovani. I soliti giochetti. Soliti. Vecchi appunto, come gli stessi autori, legati alle problematiche e alle invidie che mettono in atto azioni per destabilizzare, per affaticare, per mettere in cattiva luce “gli altri”, quelli colpevoli di coerenza e correttezza, di lavorare e non voler solo brillare.

Ci sono persone talmente brave a organizzare queste cose che vengono persino pagate, profumatamente per altro e mettendo in pericolo posizioni lavorative altrui, per organizzare campagne e azioni contro. 

Il lavoro: quanta fatica. Non tanto fisica. Ma mentale, emotiva, programmatica.

Una stanchezza grave, infinita. quando parlavo di viaggiare perennemente in riserva, significa questo. Affanno, paura di non farcela, terrore di non arrivare al prossimo punto di rifornimento. Appiattimento di ogni reazione, di ogni pensiero, di ogni sguardo.

Quello di cui parlo, che dico, che mi vien riferito mi fa male.

La salute che minaccia di farmi andare al creatore. Gli sforzi fatti che non fruttano. Tornare indietro a cinque anni fa. E dover ricominciare. Sempre lì a tentare…

Sto pensando cosa vendere.

Sto cercando di capire quale strada posso percorrere per uscire da questo groviglio.

I soliti suggerimenti dicono di “farsi aiutare”. 

Come se non lo facessi già

Io voglio solo vivere “leggera”: non voglio avere sulla coscienza persone che non ricevono ciò dobbiamo loro. Non voglio vivere con l’ansia di aprire una raccomandata perchè chiede soldi e minacciano di vie legali. 

Certo, sono colpevole. Colpevole di aver creduto che in ogni caso le cose si sarebbero sistemate, perchè è cosa’ che vanno le cose. Colpevole di credere che i sogni si possano realizzare. Colpevole di fidarmi di chi mi sta accanto, di chi dovrebbe essere onesto e chiaro. Colpevole… Non ho scuse. Ho pensato che con il mio lavoro, con la mia famiglia potessimo realizzare il sogno della casa, e viverla, farla a nostra immagine.

Invece…no. Le strade di fallimenti sono lastricate di buone intenzioni.

Io ho contribuito a fare un’autostrada a otto corsie, fino alla fine dell’universo.

Altro che chiedi, credi, ricevi, ringrazia 

Io sono qui che aspetto….morirò aspettando.

E continuerò a pensare, fino a crederci, che sono io quella che porta male. Che non ho diritto di vivere felice, serena, abbracciata al mio uomo. Che sono cattiva, profondamente cattiva: altrimenti non mi capacito di tutta questa cattiveria che devo subire.

Io aspetto un segno, un pieno di energia, di positività, perchè così non vado a vanti tanto…anche un santo perderebbe la speranza, credo…

 

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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