PandaGialla addio


Prologo

Si ritorna al lavoro, lentamente. Senza affanno.

Durante il periodo natalizio ho riposato molto. Il divano, è staot il mio miglior amico, la tv una compagnia noiosetta, non ho nemmeno letto un pochino. Ma avevo proprio bisogno di ritmi calmi, lenti. Così l’anno è iniziato con i migliori auspici. MA…c’è sempre un MA… 

Ieri ho avuto una serie di colpi da infarto: la mia Pandagialla è andata distrutta. Chi la guidava è scivolato in curva e ha sbattuto. Nulla di grave, PER FORTUNA, all’autista e alle due occupanti.

Cast

Protagonisti: La MIA pandagialla

L’autista: Mio figlio

Passeggeri: mia figlia e la ragazza di mio figlio.

Comparse: Vigili Municipali, Ambulanza con medici e infermieri, Pronto soccorso con annessi e connessi

Location

Uscita sottopasso, in centro città, asfalto scivoloso da brina o umidità

Tempo

Primi attimi dell’alba.

Trama: serata da sballo, con conclusione catastrofica per il mezzo giallino e per la patente dell’incauto autista, che oltre alla vita propria ha rischiato sulla vita altrui, avendo bevuto alla grande, nonostante giuri su quanto ha più caro di avere smesso di bere parecchie ore prima di essersi messo alla guida, ma la’cooltest e l’odore potevano dare pochissimi dubbi. ( ‘Sto imbecille…) Pochi segni per le passeggere, se non tanto tanto spavento. Rabbia e preoccupazione per le conseguenze dell’accadimento, da parte dei genitori, ovvero noi.

Genere:

Drammaticamente ridicolo

Morale: mai fidarsi …

Un bel casino da risolvere, altri soldi… insomma…tutto il mio riposare, tutta la mia pace interiore accumulata in questi giorni, che se ne vanno.

Stanotte ho dormito si e no 4 ore. Ieri ho riavuto, a ben donde, un paio di attacchi di panico/ansia, sebbene mi fossi ritagliata una pausa pomeridiana per riposare.

Domani si va dall’avvocato, e poi si vedranno le varie cose da affrontare, le varie spese, le possibilità di scontare la colpa.

La speranza che l’anno nuovo potesse essere diverso da quello appena terminato si frantuma su un muro e una protezione di una pista ciclabile.

Il sole brilla, in questo strano inverno, dove il freddo non si sente, dove la neve non c’è, dove i fiori inziano a fiorire a Natale. Il sole, ovvero la vita, continua a fare quello che deve, quello per cui è stato programmato.

Ora sono spaventata, sono preoccupata, rientrare nei ritmi in cui tutto torna, come speravo, mi pare un’utopia.

Sperare che le cose possano cambiare e essere sostenibili, con questi accadimenti non è affatto facile.

Io ci provo, a denti stretti, sudando sette camice, a individuare un futuro sereno, alche inerpicandomi su per sentieri virtuali,  impervi ma conducano in alto, in cima, dove godere di viste magnifiche e appaganti.

Mi dicono che i problemi dei miei figli se li risolveranno loro, ma chi lo dice non ha figli o problemi economici.

E come madre, sale il senso di fallimento, forse ho sbagliato tutto: possibile che siano i miei figli a percorrere strade sbagliate, a complicarsi e complicarci la vita? Possibile che non abbiano ambizioni tali da cercare di crescere, di migliorare la propria vita, di crearsi un futuro?

E’ mai possibile?

Scoraggiata, vi saluto e continuo la mia vita meschina

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Informazioni su unatrentinaineppan

NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
Questa voce è stata pubblicata in 06.01.2015, famiglia, incidente, pandagialla, Pensieri progetti irripetibili e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

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