E lo dicevo io!


Mi stavo recando a ginnastica, in pausa pranzo.

Pensavo mentre guidavo, che nel pomeirggio avrei voluto scrivere il mio libro. Volevo parlare della neve, della speranza che si riaccende. Guidavo lentamente, in colonna. Quasi contenta. Vedevo le nuvole grige e quella luce di madreperla che le accompagnava, facendo ben sperare. Mi era stato detto qualche minuto priam che in zona Novara stava nevicando. Una sensazione di leggera leggerezza ( proprio leggera leggera e sottile) di pace interiore.

Ieri pomeriggio due persone in due occasioni diverse, mi hanno detto ” Cosa vuoi chiederti ancora? Cosa pretendi da te stessa?” e qualcosa deve essere accaduto dentro di me, pensavo, mentre guidavo.

Sono arrivata, mi sono cambiata. Ho lavorato bene, se non fosse che non sto mai zitta e avevo sempre il fiatone. Ma stavo bene. E a Andrea l’ho detto: ” Sto bene, ma è meglio che stia zitta, che ogni volta che lo dico o lo penso, poi accade qualcosa che mi fa piombare nel baratro!“. Sono riusicta a fare una battuta per la quale sto ancora ridendo, mettendo in imbarazzo Andrea e facendo scoppiare tutti in una sonora risata!

Ragazza sull’ellittica: ” Andrea! Quanto costi all’ora?”

Voce fuori campo (ovvero io), prima che Andrea potesse fiatare:” Poco ed è pure veloce!” Andrea era rosso in viso, ma rideva sonoramente e mi ha dato il cinque per sottolinerare il tempismo perfetto. Poi si è recato dalle ragazze e ha detto loro quanto volevano sapere.

Io ho continuato a lavorare sulle mie ginocchia sgangherate.

Poi arriva la fine dell’ora e dopo il rilassamento, mi cambio e mi avvio all’auto.

Serena. Come all’arrivo. Un pelino affamata. Il pensiero era rivolto a cosa mangiare di lì a poco, a casa.

Esco dal parcheggio, strada libera, rotonda, prima a destra, ancora a destra, vialone, semaforo rosso. Riparto, sono quasi davanti al mio vecchio lavoro, penso che sono passati 10 anni da quando lavoravo lì. Una giacca rossa attira la mia attenzione. Mio marito al telefono. Accosto. Si avvicina, è cordiale. Stranamente cordiale e col viso rosso. Alzo gli occhi e la vedo. La sua amica Elvira, una trentenne sposata, che pareva simpatica un paio di anni fa, ma si prendeva troppe libertà. Ha persino detto alle mie figlie di stare fuori dalla vita del loro padre, che lui può frequentare chi vuole, sempre un piao di anni fa. E un paio di anni fa ho tagliato i ponti con questa donnina. O meglio non ho voluto approfondire la conoscenza. Mia cognata, la cugina di mio marito e i miei figli la considerano una persona meschina e molto sciocca. Mia figlia dice che loro chattano e si messaggiano, ma le dico di lasciare perdere, che non ne vale la pena, augurandomi che il maritino abbia la cortesia di puntare più in alto. In ogni caso e in ogni senso. Ma tant’è.

Io gelo mio marito con “Vedo che vai a pranzo con le tue amiche!” e metto la prima e me ne vado. Lei non mi ha degnato di un saluto, o di un qualsiasi cenno: sguardo fisso, scura in viso, con le lebbra serrate. Pochi attimi, ma la foto è questa. Persona in gran imbarazzo, che fa la sostenuta. Chissà poi per cosa!. Se non hai nulla da nascondere, di solito sei cordiale e saluti, no?

Ecco cosa intendevo quando dicevo che è meglio che io non pensi nemmeno di poter stare bene.

Di mio marito, cosa volete che dica? Che è un pirla? Lo è. Lo so da una vita. Non si merita le mie attenzioni, non si merita nulla da me. Lo so da almeno dieci anni. Prima mi illudevo, credevo alle favole. Da dieci anni a questa parte, non credo più a nulla. Lavoravo dieci anni fa, in quel posto, a poche decine di metri dall’incontro fortuito di oggi. E lui in quel tempo, ha pensato bene che poteva cadere nella rete di una povera illusa. La chiamo così, perchè il bell’imbusto non le aveva detto che era sposato. Anzi, si è tolto la fede dal dito in quel periodo, e non l’ha più rimessa con la scusa di sentire male al mignolo. E nemmeno che fosse padre di quattro bellissimi figli. Gliel’ho detto io, all’illusa. Mettendo un po’ di ordine nelle cose. Io faccio la figura della “povera moglie tradita”. Ma lui è un idiota patentato e con laurea ad Honorem. Lui porterà indelebilmente sulla sua anima le lacrime delle mie figlie. Questa è la punizione che avrà. Le mie figlie avranno come esempio un padre assente, un padre fuggente, un padre meschinamente inesistente. Questo lui lo vivrà quotidianamente. Di mio figlio posso dire che ha preso gli stessi lati dle carattere del padre. Le pagherà pure lui le sue bambinate. Forse peggio dle padre. Ma la vita è sua, può ancora scegliere, se lo vuole.

Stranamente, sono in pace, come prima della ginnastica, come durante la ginnastica, così pure come ero in pace al semaforo rosso.

Non posso fare i miracoli.

Certo, non è un bel quadretto quello che sto descrivendo.

Non è colpa mia. Ho fatto tutto! TUTTO! Ve lo garantisco. La mogliettina felice, accomodante, innamorata. La moglie preoccupata, premurosa, attenta. La moglie incavolata e puntigliosa. Lui non ha cambiato di una virgola il suo atteggiamento.

Sempre a negare l’evidenza, aggravando i problemi con le sue mezze bugie, le sue omissioni. Sempre sfuggente davanti al compito di maschio adulto.

Sempre senza condivisione di idee, progetti, ideali, preoccupazioni, problemi, soluzioni, strade da percorrere, visioni di futuro.

Cosa ci faccio con lui? Per certi versi mi va bene un uomo che mi lascia libertà di azione.

Per altri versi, non nego che ho provato a immaginare una vita da separati. Ma ammetto che vedo solo i problemi moltiplicarsi, accentuarsi, all’ennesima potenza.

Ecco, la mia voglia di scrivere si esaurisce qui. Volevo raccontare della neve che tutti stanno aspettando. Invece ho raccontato il gelo che mi attanaglia l’anima.

Mi dicono che non devo scrivere di queste cose, per farle leggere al mondo.

Invece penso che sia importante che sia io che le vivo in priam persona, che chi legge o leggerà, possa sapere che se ne esce da alcune gabbie, solo mettendo in ordine i pensieri.

Ho accanto a me un ragazzino di quasi cinquant’anni, con cui ho sognato di costruire qualcosa di buono. Quattro splendidi ragazzi sono nati da questo sogno. Ora loro sono abbastanza grandi, hanno avuto qualche anno di vita serena. Ora vedono il peggio. Il periodo di debiti, di incomprensioni, di parole amare, di azioni stupide che portano dolore. Ma confido in quello che ho donato loro. Le grandi risate, la libertà di scelta, i dialoghi aperti, leggeri anche se si parlava di cose che normalmente nelle famiglie sono dei tabù. Hanno dei buoni geni, devono solo usarli al meglio.

Io sto bene, tutto sommato. Ho solo voglia di dormire, che è il mio modo di fuggire alle fatiche della vita.

Ma poi penso che ci pensa la vita. Forse…. starò a vedere. tanto di più non posso fare…

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NELL'ACROBAZIA QUOTIDIANA DI FAR QUADRARE TUTTO, ECCO UN ANGOLO MIO, MA CHE POI NON VUOLE RESTARE SOLO MIO, MA APRIRSI AL MONDO VICINO E LONTANO e... tutto ciò che deve avvenire, avverrà
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